Per qualche ragione aveva fatto partire di sottofondo un nastro col rumore del mare. C’era scritto rilassante sopra la confezione e sul momento era sembrato un buon motivo per aggiungerlo al carrello delle nevrosi: immaginarsi le storie degli altri, leccarsi la punta del dito dopo averla strofinata nella cenere e guardare su internet i prezzi dei pacchetti vacanza cinque giorni quattro notti per San Pietroburgo. Ultima indiscrezione di partenza: era un uomo. Aveva i capelli lunghi, le fattezze e pure il nome da ragazza, non si piaceva ma non voleva cambiar sesso, né metteva in discussione la concezione comune prestabilita di orientamento sessuale; in verità l’argomento lo lasciava del tutto indifferente. Piuttosto se ne stava seduto in camera sua a immaginare il risultato delle sue mosse nelle scacchiere degli altri, quasi di nascosto, a immaginarsi finalmente a braccia aperte e polmoni pieni lungo le frizzantezze invernali della Prospettiva Nevskij. Aveva un amico, col quale di solito parlava attraverso il suo computer. A volte gli piaceva e si sentiva sollevato da quella distrazione, altre volte pure lui rientrava a pieno titolo nel ricettario di ingredienti e frastuoni che si buttavano a mosaico nella sua nausea personale. Se ne riempiva le narici nelle giornate più intense, e per adesso bastava così. Quel giorno scoprì la sua nuova prima passione di sempre: far sciogliere direttamente in bocca le compresse effervescenti delle scatole di medicine che sua madre teneva nel mobiletto della cucina, accanto alle forchette. Se n’era accorto per sbaglio, quando una di quelle scatole se l’era misteriosamente ritrovata in camera e per non aver avuto voglia di alzarsi a prendere l’acqua se l’era fatta sciogliere sulla lingua. Aveva subito sentito tutte le bollicine impazzire dentro di sé, e questo adesso gli dava una nuova, indifferente, dipendenza. In poche ore aveva svuotato tutte e tre le listelle metalliche di pellicola protettiva delle compresse, e stava cercando di convincersi che gli effetti lassativi sbandierati sulla confezione stessero effettivamente cominciando a fare il loro effetto. Non era vero, ma d’altra parte cosa cambiava? Andò fino al bagno, aspettò seduto fino a quando gli si cominciarono a informicolire i polpacci e i segni dei gomiti appoggiati sulle cosce presero la forma di due grossi soli di un rosso compasso, mai così acceso e abbagliante. Sconfitto, se ne tornò davanti al computer, attraversando prima la cucina per risistemare la scatola vuota al suo posto, segretamente, accanto alle altre. Nel farlo, si accorse che nel mobiletto, in mezzo alle forchette appena uscite dalla lavastoviglie, sedeva un grosso cucchiaio, incrostato di spinaci.
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