La sera capitava spesso di imbattersi in un nastri di luce sospesi che dal marciapiede rintoccavano i minuti con gemiti acuti da bambino, brevi e discontinui. Nell’insieme, si formava un mosaico di suoni che riempiva le strade, da moschea a moschea. A prima vista pareva già inopportuno chiedersi spiegazioni. Poco lontano si montavano gli interruttori ai due lampioni di nuova generazione sotto casa del sindaco. Uno dei suoi sottosegretari da qualche tempo si era rinchiuso dentro con lui, nel soffice nido da primo piano di un minimarket 24h. La palazzina era identica in tutto e per tutto agli altri agglomerati del quartiere, inchiodati nella divisa giallo senape dell’intonaco da guerra. Interminabili milizie di mattoni e periferia, a passo d’oca lungo tutto l’accampamento dell’autostrada. Di tutto quel che se ne potrebbe raccontare, l’unico motivo di sincero interesse era quella spianata di tetti perfettamente regolare, schiacciata sui soffitti, inciampata nella speranza fallita di una prospettiva più debole, una linea che potesse precipitare di sotto fino ai marciapiedi bagnati. In definitiva nessun appiglio per chi dalla strada cercasse la via breve per il successo. I consultori domestici dell’ora di cena brillavano motu proprio di strette di mano e preghiere al silicone che s’infrangevano tra le punte arrotondate dei cappotti e i vapori dell’arrosto col contorno. Solo qualche latta di passaggio ostacolava la marcia dei probiviri verso la Gerusalemme incordonata, dal Primo Mondo fino alla tavola. Restai gambe incrociate a guardarli, appollaiato sulla punta dei lampioni insieme agli operai e agli scatti meravigliati dei loro interruttori nuovi di zecca, attraverso le piccole vetrate che ancora resistevano nella senape, affogate come sardine in una padella trasparente, soffocate dal culo pesante delle alghe incrostate e dell’odore di salamoia che le penetrava come spilli in una spugna morsicata. I due si guardavano, si sfioravano le dita con le punte dei palmi e seguivano le rispettive temperature nel vortice di squilibrio e destabilizzazione. Ogni singolo grado di maturazione corporea si rinchiudeva sotto la tovaglia in frenetica masturbazione, verso l’ora dell’aperitivo.
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