Le cose prima si fanno, poi si pensano.
A volte capita di trovarsi di fronte a momenti di particolare ispirazione, di grande verità. E sembra strano che a confermare le tue teorie sia nientepopodimeno che Boris Pasternak in persona. E ancora più strano trovarselo alla pesa dei carovanieri, con le stampelle e un berrettino sgargiante con la bandiera della Germania. Avevi perso sei anni in pochi giorni, e non ti quadrava molto come intrigo. Magari ci pensi ancora, magari no, di certo sei ancora seduto sui gradini, poi ti alzi e ti lasci ciondolare per un momento aggrappato alla ringhiera, ma comunque lo vedi: lo vedi che ti fissa la mano stretta sul chivas, allora lo fissi anche te e vedi che ti vede mentre lo fai. Così brindiamo, io e Boris Pasternak, alla pesa dei carovanieri, in una serata non particolarmente promettente che di colpo ti senti precipitare addosso, fracassare sulla schiena con la forza d’un vecchio bastone nodoso. Nel quadro compare anche una vecchia amica del liceo, che in realtà si disinteressa del tuo giochino nuovo. Stasera regalo biglietti, omaggio. Ogni fortunato possessore del biglietto ha la possibilità di ritirare il suo premio in schiaffi all’autore, contusioni, cazzotti in pancia, gomitate nei fianchi, e parliamo preferibilmente del gomito con l’ingessatura a scadenza mensile irrigidito come mai si potrebbe immaginare. Tutto quanto senza nessun tipo di ritorsioni, da parte mia. Se volete ci spostiamo un attimo, andiamo dove nessuno vede e dove nessun inconsapevole avventore possa trovarsi a dover pensar male assistendo alla violenza della scena. Andiamo dietro a quel furgone, andiamoci subito che sto già morendo dalla voglia. E tra un premio e l’altro, i biglietti li tengo ancora ben stretti nei pugni, perché Boris Pasternak mi dà l’idea di volermi fare concorrenza, così insieme torniamo a bere, a turno, due sorsi a testa, a ricordare il Futurismo, il suicidio, la resurrezione. E recuperi sei anni in cinque minuti. Ragazzi, fatevene un ragione: come quando vedi un caro vecchio amico dopo tanti anni di distanza forzata, e lo riconosceresti fra mille altri figli di puttana, per quello che dice, per come si muove, perché lo sai e basta. Non è che ci dobbiate credere per forza, d’accordo, ma è sciaguratamente così, fatevene una ragione e la chiudiamo qua. Alla pesa dei carovanieri.
Con Boris Pasternak.
