Grosse attrici si infilano marmitte alla vaselina nella stilografica, nascoste dietro una grondaia. Resto a vedere sdraiato a prendere il sole sul tetto catramato della ciminiera in disuso. Passano le Sorelle col solito carrello della spesa pieno di taniche di plastica da riempire alla fontana municipale, e incendiano d’invidia le punte dello scappamento. Le attrici si sporcano di bruciature e si sfilano le parrucche di scena per solleticare le membrane ustionate con un altro pezzo di ghiaccio. Dall’altro lato della strada orde di sedicenni escono di scuola. Una ragazzina si avvicina a un pustoloso e gli fa pesare di essersi dimenticato di grattarle la schiena per quindici minuti tra la terza e la quarta ora. Lui tira fuori una vanga dall’abbecedario, si scava una fossa e ci spara dentro le carcasse dei genitori. La ragazzina lo distrae, prende per mano il testicolo sinistro e comincia a fissare la ciminiera. Vecchi guardiani protomorfi abbozzano movimenti circolari con le mani increspate dalle rughe e sputano chiazze di densa bava arancione dalle gengive. L’ora di geometria esce dalla finestra e conficca un goniometro nell’addome di un automobilista frettoloso per condirsi l’insalata. Il semaforo riprende vita e la ciminiera riempita dalla ragazzina mi comincia a gemere saliva sulla schiena fino a slegarmi la cintura. Nel frattempo sotto sfilano, nell’ordine, una carovana di negrieri nordamericani, i tre figli froci del capomafia cinese, uno sniffatore di naftalina col naso afflosciato sulla guancia destra, un prete col complesso di castrazione e il cappio d’un guinzaglio tatuato sotto l’ombelico, un tabaccaio che accompagna il registratore di cassa nella sala aborti, una coppia di giovani geometri che si misurano a vicenda con un compasso di plastica, una ventina di gnu fuori programma, tre bersagli mobili inseguiti da una banda di cacciatori olandesi, un cane che porta il padrone morto in bocca per regalarlo al tappeto nuovo di una famiglia di sorci, otto nani impilati uno su l’altro per un totale di un metro e cinquanta di pensionata col bastone, l’ombra di una guardia che se ne va da sola spiaccicata sui muri dopo aver preso a manganellate il legittimo proprietario. Sulla ciminiera, la ragazzina arrampicata apre la bocca e dentro si intravedono, nell’ordine, una voliera lasciata all’abbandono con sette condor boliviani e rispettive consorti, l’addetto alle pulizie dello spogliatoio della polisportiva, la salma di un direttore di gara pedofilo appesa a un cordino di nylon rivestito di peluche rosastro, un anziano ferroviere ritornato nel periodo del righello, reparti interi di feti abortiti dalla cocacola. Inizia il pomeriggio.
