Nessun report sarà mai all’altezza della mia incapacità di trovare la forza per scriverlo. Pertanto mi limito a qualche rapida considerazione. Il tempo ha cominciato a cancellare da solo le sue stesse tracce. Nessuna scadenza a interrompere il mio cammino, nessun segno tangibile dello scorrere dei minuti. L’ultimo appiglio verso una visione che contemplasse lo svolgimento lineare di una linea temporale era dato dallo stesso prosciugarsi del sangue sotto i miei piedi. Nel momento in cui tutto, compreso quello ancora rimasto intrappolato dentro di me, fu secco, non ci fu nessuna ragione di continuare a fidarsi delle abitudini. Il dolore fisico aveva manipolato i confini stessi di riconoscibilità e riconducibilità, pertanto era diventato estremamente difficoltoso tracciare una vera e propria linea di demarcazione tra le sensazioni di piacere e quelle di fastidio. La nuova universale e sempreverde condizione, tuttavia, era tutt’altro che piatta, noiosa o apatica. Ogni singolo istante era sufficiente a sé stesso, e questa mia nuova condizione mi riempiva di serenità, stabilità e progettualità per il mio ritrovato eterno presente. Nuovi orizzonti spalancati da uno stato di confusione biochimica dei trasmettitori neurali e del sistema nervoso periferico. Tutto sommato, ero diventato tossicomane per l’ago della stessa sostanza di cui erano composti i miei ragionamenti, il flusso continuo di pensiero puro, divincolato in piani di profondità paralleli e contemporanei. Da provare.
