La musica si fa quieta, all’ombra di un nugolo impazzito di parole infrante da sonorità dimenticate e pensieri riluttanti a sé stessi. Il rumore delle dita si mescola al suono del vomito e prosegue ondeggiando lungo perimetri prestabiliti di consueta improvvisazione. Ogni report di quei momenti non sarà mai sufficiente. Pare proprio che non si possa rimettersi inermi alla propria sorte, ma che si debba quantomeno trovare la voglia di pianificare le proprie evasioni, e forse anche questo va al di là della mia forza di volontà. Mi sento provato dall’idea di potermi terrorizzare immaginando di essere messo alla prova, o di mettermi alla prova da solo, pertanto forse sarà più difficile del previsto trovare certe determinazioni, coglierle nell’aria. Ordinare i respiri, e comandarne l’applicazione ai movimenti delle dita. Non dovrebbe essere così difficile. Non gli dovrebbe essere permesso, in nessun caso, essere difficile. Non se lo merita, nessuno. Dunque, secondo te per quale ragione eravamo ultimi in classifica ieri sera? Non posso credere riguardi il nostro livello di cultura generale, piuttosto deve avere a che fare col fatto che gruppi numerosi di persone, per quando così profondamente idiote considerate singolarmente, messe insieme mutano identità. E non si fanno domande ulteriori. Riescono, così semplicemente, distraendosi. Le parole divorano.